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2 ottobre 2017

La germogliazione nel bambù gigante.

Germogliazione Phyllostachys Banbusoides Madake

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In evidenza, le tre germogliazioni del  BAMBÙ GIGANTE PHYLLOSTACHYS BAMBUSOIDES MADAKE nell’ impianto pilota del Progetto BambuTigre e di riflesso importati consigli per la coltivazione del bambu gigante.

L’impianto (visitabile) è stato messo a dimora nel Novembre 2014, la superficie impiegata è di circa 1 ettaro.

La pianta di bambù che viene messa a dimora, cioè tolta dal vaso e posizionata in un terreno, è detta “pianta madre” ed è formata da un apparato radicale e rizomatoso, dal culmo (la canna) e dall’apparato aereo che comprende rami e foglie.
Questa sarà la pianta che con il passare degli anni, occuperà il terreno intorno a essa, più passeranno gli anni e più il terreno occupato sarà maggiore.
In che modo il bambù avanza negli anni per occupare altro terreno?
Ciò che permette lo sviluppo di questa pianta è il “rizoma”, da non confondere con il semplice apparato radicale.
Il rizoma è simile ad un culmo, ma invece di svilupparsi in modo verticale esso si sviluppa in orizzontale  nel terreno, allungandosi sempre più ogni anno.
Lungo il rizoma sono presenti i nodi.
Ogni nodo custodisce una gemma dormiente che potrà diventare un altro rizoma, oppure un nuovo culmo. Inoltre in corrispondenza di ogni nodo si sviluppano le radici capillari, che servono al nutrimento di tutto l’apparato vegetativo.

Le piante madri utilizzate provengono da riproduzione naturale in pieno campo e presentano al momento della messa a terra un apparato radicale e rizomatico ampio e sviluppato, ciò permette un sicuro attecchimento ed una immediata partenza nella colonizzazione del terreno.
Le piante messe a dimora a novembre 2014 sono rimaste praticamente ferme durante la stagione invernale, ma con l’arrivo dei primi tepori primaverili hanno subito iniziato la colonizzazione del territorio circostante, attraverso l’allungamento dei rizomi già presenti nella zolla di terra del vaso.
Da marzo a novembre è stata registrata una crescita in lunghezza, su un singolo rizoma di ben 3 metri lineari.
Tale allungamento genererà l’anno successivo nuovi germogli.

Il periodo di germogliazione del Madake inizia, nei primi anni dell’ impianto, a metà maggio e si protrae fino a giugno inoltrato, a distanza di qualche anno di anzianità dell’impianto, la germogliazione si sposta nei mesi di giugno-luglio.
Quindi a maggio 2015 si sono visti i primi germogli dell’ impianto anche se sostanzialmente è considera come una germogliazione in vaso.

Il numero dei germogli risulta abbastanza ridotto da due a sei e comunque vicino alla pianta madre, entro i 50 cm. di raggio.
I primi anni della coltivazione di bambù gigante il lavoro di sviluppo avviene principalmente nel sottosuolo, in cui viene a crearsi una vera e propria ragnatela di rizomi e radici, tanto più si ingrandisce, tanto più si vedranno risultati sorprendenti in superficie con l’uscita di innumerevoli germogli.

La germogliazione è un evento importantissimo nello sviluppo di un bambuseto, in quanto aumenta la fotosintesi grazie ai nuovi apparati fogliari e di conseguenza aumentano le diramazioni rizomatiche nel sottosuolo, ciò significa che il nucleo vegetale si invigorisce e rafforza sempre più, di anno in anno.

 


Il germoglio o turione sbuca dal terreno ed in 60 giorni si trasforma in una pianta, questa tempistica di crescita é una costante fissa, il che significa che se dovrà tramutarsi in una pianta di 2 mt d’altezza o in una pianta di 20 mt d’altezza, essa impiegherà in entrambe i casi sempre 60 giorni.
Questa è la caratteristica che porta il bambù ad essere una delle piante con la crescita più rapida al mondo.

Un altro importante particolare legato al germoglio è il suo diametro all’uscita dal terreno, infatti quel diametro sarà lo stesso, diametro finito, della pianta sviluppata.



Esempio: se nasce un germoglio con diametro 5 cm. quello sarà il diametro che avrà la pianta a sviluppo ultimato.
Se nel corso degli anni monitoriamo una singola pianta ci rendiamo conto che il suo diametro non cambia.
A subire un accrescimento invece, è lo spessore della parete, che nell’intervallo di 3 anni minimo e 5 anni massimo, si accresce verso l’interno.

Questa è la fase di maturazione del culmo.

L’anno 2016, prima vera germogliazione, i piccoli nuclei formati da 4/6 piante dell’ anno precedente, subiscono una trasformazione radicale, iniziando ad assumere un portamento circolare con un raggio di una certa importanza. Nascono germogli di media a 2 metri di raggio dalla pianta madre, con punte fino a 4 metri. Il numero dei nuovi germogli sale notevolmente toccando le 20 unità per pianta madre, il che significa in totale circa 300 nuove piante.

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Anno 2017, seconda germogliazione, i nuclei dell’anno precedente formati da circa 20 piante ognuno, hanno avuto una forte reazione, come già detto sopra, grazie alla maggiore estensione radicale e rizomatica. Tutti i nuclei hanno generato dalle 40 alle 70 nuove piante, andando così ad infoltire l’espansione avuta nel 2016, aumentando il raggio di colonizzazione anche di 2 metri. I diametri hanno subito un accrescimento, passando da 1 cm a 2.5 cm di diametro. Si contano quasi 700 nuove piante.

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Con la prossima germogliazione (2018) verrà introdotta una nuova attività nella gestione del bambuseto, tutte le nuove piante saranno contrassegnate con un colore che indicherà l’anno in corso, in modo da conoscere l’età di ogni esemplare di anno in anno.
Come detto in precedenza il culmo deve subire una maturazione sulla parete, quindi un accrescimento dello spessore del culmo , questo determina la resistenza fisica e di conseguenza il campo di utilizzo della materia prima, nella fase di commercializzazione del legno di bambù.


La maturazione ottimale, per avere la massima resistenza della canna di bamboo, va da 3 a 5 anni massimo, dopo di che inizia un processo di deperimento, in cui la pianta si indebolisce fino alla morte, per poi essere sostituita da nuovi germogli.

La vita media di una pianta di bambù varia da 5 a 10 anni per la maggior parte delle specie, ma per il bambu Madake sono in corso degli studi per valutare un tempo di maturazione più lungo, per avere così uno spessore della parete maggiore rispetto al normale e di conseguenza maggior resistenza fisica, considerando che la pianta del Phyllostachys Bambusoides Madake ha una vita media che va da 10 a 20 anni.
Insomma il Phyllostachys bambusoides Madake vanta numerosi aspetti positivi nell’ambito della coltivazione di bambu in Italia.
Da non sottovalutare l’enorme adattabilità di questa specie, il bambusoides Madake risulta un bamboo particolarmente rustico, che non ha grandi problemi di adattabilità con le varie tipologie di terreno e soprattutto il suo clima di origine è molto simile al nostro, questo ci permette di poter coltivare bambù gigante senza spiacevoli inconvenienti di percorso, il progetto BambuTigre infatti vanta un tasso di mortalità sugli impianti pari a zero.

Perché il Madake? Perché è un bambù made in Italy certificato

Il MADAKE è la specie legnosa che meglio si adatta al clima italiano. Esso è uguale come diametro al moso,  ma ciò che lo rende VINCENTE è lo spessore della parete del culmo che risulta essere molto più spesso, ne deriva che il Madake è molto più concentratoricco di fibre, e di qualità legnosa superiore. È un bambù made in Italy certificato che consente di estrarre legno di grande qualità, che rappresenta maggiori margini di operatività per il coltivatore che vi investe tempo e terreno. Le opportunità di business con il progetto Bambù Tigre consentono di avere un ritorno economico continuo sul mercato, partecipando a un progetto che mette direttamente in contatto il produttore con i vari consumatori finali.

 La Tigre Società Agricola s.r.l. garantisce il ritiro della produzione ed a seguito del mercato in via di formazione, lascia scegliere i propri investitori a seconda del caso, essi infatti sono liberi e senza vincoli di conferire o meno il proprio raccolto al nostro progetto BAMBU TIGRE, in modo tale da dare la possibilità a chiunque lo voglia di auto gestirsi.

Ad oggi il mercato del bambù è praticamente privo di concorrenza perché solo il sud della Francia e l’Italia sono le zone vocate a questa coltivazione. Dovremmo aver paura dell’aggressione cinese, ma benché in Cina siano coltivati a bambù circa 3 milioni di ettari oltre ai 6 milioni di ettari naturali, la produzione non soddisfa le esigenze interne; al contrario saranno i produttori italiani a fornire i ristoranti orientali e ad esportare il legname in tutta l’Europa.

E’ facile che le piante a crescita rapida sostituiranno facilmente l’utilizzo delle attuali essenze legnose perché il bambù si rigenera tutti gli annimentre per gli alberi è necessario attendere 20 – 40 anni per procedere al taglio.

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4 Comments
  1. Vorrei informazioni su un impianto di bambu

  2. Lorenzo Macchiavelli 27 giugno 2018 at 10:40 Rispondi

    Grazie per la pagina!,
    mi piacerebbe avere maggiori dettagli per aprire un impianto di bambù Grazie!

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