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Nocciole

Il tuo noccioleto

Il primo produttore di nocciole nel mondo è la Turchia con una produzione superiore al 70% del totale di nocciole raccolte, seguono l’Italia con il 14%, gli Stati Uniti (in particolare l’Oregon) con il 4% e la Spagna con il 3%. Negli ultimi anni sono stati realizzati numerosi nuovi impianti di nocciolo in Cile, Argentina, Georgia e Sud Africa.
A livello nazionale, la superficie coltivata a noccioleto è di circa 70.000 ettari, di cui 26.000 ettari associati in organizzazioni di produttori.
La coltivazione di nocciole è localizzata essenzialmente nelle regioni della Campania, principale produttore con il 40% della produzione nazionale, del Lazio (33%), del Piemonte (14%), della Sicilia (10%) e in altre regioni (3%).

L’Italia è il più grande produttore di nocciole della comunità europea.

La pianta del nocciolo ha un caratteristico portamento a cespuglio, con l’apparato radicale fascicolato e molto esteso che può arrivare a 1,5 metri di profondità. Sulla stessa pianta sono presenti sia fiori maschili, detti amenti, produttori di polline, sia fiori femminili riconoscibili dal caratteristico “ciuffo” rosso.
L’impollinazione del nocciolo è anemofila cioè avviene grazie al vento. Il frutto è sferoidale, è caratterizzato da un guscio sottile. La nocciola varietà Tonda Gentile Trilobata è caratterizzata da una buona resa alla sgusciatura, una buona resistenza alla rottura nelle operazioni di sgusciatura, un’ottima pelabilità nella fase di tostatura e un elevato valore nutritivo ed energetico.
Il nocciolo è una pianta caratterizzata da notevole rusticità.
Preferisce terreni tendenzialmente sciolti, con pH neutro (da 6,8 a 7,2), ma si adatta anche nei terreni acidi e alcalini (fino a pH 8).

L’impianto del noccioleto

stacks-image-6E9B2E1L’impianto di un nuovo noccioleto è un’operazione alla quale va prestata particolare attenzione in quanto, in questa fase, si compiono scelte che potrebbero condizionare inevitabilmente l’intero ciclo produttivo nonché economico del noccioleto. La scarsa produzione di alcuni noccioleti, le malattie come l’asfissia radicale, il marciume radicale, sono la diretta conseguenza di lavori male eseguiti realizzati durante le fasi d’impianto del noccioleto.

 

 

Propagazione e scelta del materiale vivaistico

Il sistema più diffuso di propagazione del nocciolo è quello dell’utilizzo di polloni provenienti da ceppaie certificate, che successivamente vengono selezionati e posti a radicare. Per realizzare un impianto uniforme, è necessario scegliere piante sane, dotate di un buon apparato radicale, possibilmente di due anni di vivaio. Occorre rivolgersi a vivai “accreditati” che possano fornire materiale certificato.

La preparazione del terreno

pianta-giovanePer poter effettuare l’impianto di un noccioleto, il terreno va preparato in piena estate (luglio – agosto), quando è asciutto, mediante uno scasso profondo (anche 80- 90 cm). Precedentemente allo scasso, se necessaria, può essere effettuata una concimazione di fondo. Talvolta, specie nei terreni argillosi, dove è possibile riscontrare ristagni d’acqua, si rende necessario realizzare appositi drenaggi per evitare alle piante problemi di asfissia e marciumi radicali.

Messa a dimora delle piantine

E’ preferibile, effettuare la messa a dimora delle piantine di nocciolo in autunno nei primi giorni di novembre. Dopo aver terminato la preparazione del terreno, si procede alla tracciatura dell’impianto in relazione al sesto precedentemente scelto, cioè al numero di piante per ettaro. Negli ultimi anni questa operazione viene eseguita con l’ausilio di strumenti GPS che consentono una maggiore precisione e un minor impiego di tempo e di manodopera.

Effettuata la tracciatura si preparano le buche a mano o con apposite trivelle con un diametro di 30-50 cm. e una profondità di 30-40 cm.

messa-a-dimoraLa buca, con dentro posizionata la piantina, viene riempita di terreno fine che, a volte viene miscelato con dell’apposito terriccio per favorire lo sviluppo delle radici. Normalmente vengono posizionate delle canne a lato di ogni singola piantina, che hanno la funzione sia di sostegno, sia di segnalazione.Nella primavera successiva si procederà al taglio dell’astone in relazione alla forma di allevamento precedentemente scelta. Nelle zone dove la presenza di noccioli selvatici è scarsa, può essere consigliabile l’inserimento di alcuni impollinatori, al fine di migliorare l’impollinazione e quindi la capacità produttiva del noccioleto. E’ consigliabile inserire gli impollinatori in “testa” al noccioleto e non nel mezzo, per evitare poi nelle fasi di raccolta la possibile mescola delle diverse varietà di nocciole.

Sesti di impianto e forme di allevamento

Per il nocciolo, come per tutte le altre specie frutticole, non è possibile adottare una distanza di impianto fissa, standardizzata. Un errore nella scelta del sesto d’impianto e della forma di allevamento potrebbe condizionare sensibilmente l’intero ciclo vegetativo e produttivo della pianta.
La scelta del sesto d’impianto è legata a molti fattori:

  • la fertilità del suolo la forma di allevamento scelta
  • la possibilità di effettuare irrigazioni
  • la necessità d’impiego di macchinari, come per esempio
  • le semoventi per la raccolta meccanizzata delle nocciole.

Negli anni passati, nei noccioleti coltivati in Piemonte, si tendeva ad usare sesti d’impianti più piccoli (5×4 – 5×5) con minor distanza fra le file, mentre oggi, complice la meccanizzazione di molte pratiche colturali, ad
esempio la potatura e la raccolta meccanica, si è dovuto necessariamente aumentare le distanze fra le file (6×4 – 6×5 – 6×6) per consentire un più facile passaggio delle macchine.

Ad esempio un sesto di impianto 6×5 comporta una messa a dimora di circa 330 piante ad ettaro. E’ bene ricordare che, con forme di allevamento più “libere” come il cespuglio, è necessario, nella scelta del sesto, valutare la necessità delle piante di maggiore illuminazione e arieggiamento. Anche se poco sviluppati in Piemonte, un accenno va fatto in merito agli “impianti fitti” dove il numero delle piante è molto elevato e l’entrata in produzione risulta sensibilmente anticipata.

sistema a cespuglioSistema policaule caratteristico dei noccioleti coltivati in Piemonte e, in particolar modo nell’Alta Langa, dove gli astoni messi a dimora in autunno vengono in primavera capitozzati a livello del terreno.
A seguito delle operazioni di capitozzatura, i germogli emessi vengono selezionati in base alla loro vigoria e posizione e i 5-6 che rimangono serviranno a dare vita al nuovo cespuglio. Sistema di allevamento semplice da realizzare, ma di difficile operatività nella fase di pulizia basale della pianta, viene generalmente scelto negli impianti situati ad altitudini più elevate e nei terreni meno fertili.

sistema a vaso cespuglioSistema di allevamento a vaso cespugliato È un sistema impalcato all’altezza 30-40 cm dal terreno. Questo permette, a differenza del sistema di allevamento a cespuglio, di effettuare facilmente le operazioni di spollonatura e di pulizia alla base della pianta.
L’astone messo a dimora in autunno viene capitozzato a 30-40 cm.; l’anno successivo, scelti 4-5 rami vigorosi opportunamente orientati, si dà forma al vaso. Il vaso cespugliato è il sistema di allevamento, che fa coesistere le esigenze di sviluppo vegetativo delle piante con quelle tecniche operative dell’agricoltore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sistema ad alberelloSistema di allevamento ad alberello
È un sistema di allevamento monocaule che, soprattutto nelle zone dell’alessandrino e dell’astigiano, negli anni novanta, ha trovato particolare sviluppo. Presenta un unico astone dal quale si diramano 3-4 branche principali. L’astone viene capitozzato a 70-80 cm da terra e da qui si scelgono i germogli meglio orientati che andranno a formare l’alberello. Particolarmente adatto nelle zone pianeggianti, dove buona parte delle operazioni colturali vengono eseguite meccanicamente, richiede però più tempo e manodopera per le operazioni di potatura rispetto agli altri sistemi di allevamento precedentemente illustrati.